Eccomi di nuovo qui, due anni dopo, in via del Calzaiuoli a Firenze; sono le 14.50 e fra poco partirà la 44esima
edizione della 100km del Passatore, la classica ultramaratona che da Firenze porterà una massa di quasi 3000
runner a raggiungere Faenza superando le lunghe salite dell’Appennino Tosco Emiliano, toccando addirittura i 918 m di quota.

Saltata l’edizione 2015 per scarsa condizione fisica (poi ho scoperto dovuta a problemi di peso…), da 3 mesi sono
di nuovo in forma e ho deciso di rimettermi alla prova sulla distanza durissima ma affascinante dei 100km.
Alle spalle ho un carico di 150-70 km settimanali e un solo lunghissimo spezzato di poco più di 50km: basteranno a
portarmi a Faenza?
Stavolta ad accompagnarmi troverò Federica, la mia pazientissima fidanzata, che dal km 52 (ovvero a Casaglia) mi
scorterà fino al traguardo di Faenza, dove mi aspetteranno anche i miei genitori, scesi qui a festeggiare il
40esimo di nozze.

 

Di quando ho capito che sarà una gara durissima

Fino dallo sparo, comprendo che sarà gara dura: infatti è sceso su Firenze un caldo decisamente ostico, vicino se
non superiore ai 30 gradi, che sulle salite iniziali, e almeno fino a Borgo S. Lorenzo (30km) condizionerà
sicuramente la marcia dei partecipanti: fondamentale quindi bere tanto da subito e non forzare il passo.
Con me c’è l’amico Mauro Battello da Roma, ottimo runner maratoneta ed ultramaratoneta, anche lui al terzo Passatore, che corre per l’Associazione Simone Grassi, sfortunato e bravissimo atleta da 8h11 qui e troppo presto portato via da un male incurabile.

I primi km scorrono tranquilli, prendiamo i tornanti larghi per risparmiare preziose enerigie e con tutta calma
facciamo rifornimento ma, come da tradizione, per me i problemi iniziano da prima del 10imo km; improvvisamente le gambe sembrano indurirsi e la testa ne risente parecchio.
Come gli altri anni nella discesa che da Vetta Le Croci (km16) porta a Borgo s. Lorenzo soffro parecchio, e decido
almeno di raggiungere Federica al km 52, Casaglia appunto: almeno avrò scalato il famigerato Passo della Colla di
Casaglia.

Al 25esimo km decido di aumentare l’andatura per provare a sciogliere le gambe e rompere questa impasse: per 6
minuti corro e 1 minuto cammino. Lo stratagemma funziona e inizio a macinare km velocissimi: supero tanti
concorrenti e attacco la salita che porta al passo Colla con baldanza, confortato dalle buone risposte del fisico.
La testa sta benissimo e sulla lunga salita incontro di nuovo Mauro che mi incita a proseguire: continuo ad andare
benissimo e giungo al 48 esimo km praticamente nello stesso tempo degli anni passati.

Dopo un breve cambio di maglia in vetta mi lancio nella lunga discesa che mi porterà a Marradi (65km): sorpresa
sorpresa, gli allenamenti di running in discesa danno i loro frutti. Infatti supero altri atleti, quando invece i due
precedenti anni quella stessa discesa mi aveva rallentato tantissimo: altro segnale incoraggiante. E intanto arrivo a Casaglia dove trovo Federica, anche lei contagiata dall’entusiamo popolare che circonda questa mitica corsa. Le affido lo zainetto e mi lancio ancora fiducioso, Marradi sto arrivando: le cose sembrano volgere al meglio, sono
addirittura di poco sopra le 10h come proiezione finale e inizio a pensare in grande.

 

La crisi

Come spesso succede, la realtà ha il sopravvento: infatti la mancanza di lunghissimi di 60-70km inizia a farsi
sentire e la benzina cala: decido di gestire il calo e, guardando l’orologio, mi accorgo di avere un grosso margine
sul tempo che mi ero prefissato, cioè tra le 11 e le 13 ore.
Prendo atto che correre ora porterebbe danni e inizio a camminare con la tecnica del fitwalking: mulino le braccia
e le gambe si muovono in maniera sciolta e decontratta.
La testa e il fisico mi comunicano che è la soluzione ideale, mentre il GPS mi segnala che il ritmo rimane tra i 7
e gli 8 minuti al km, non male!

Camminando veloce riesco riposare la testa, godermi il percorso, ricambiare i saluti delle persone e immergermi
nell’atmosfera del Passatore, ovvero nella splendida avventura individuale che porta persone diversissime tra loro
a sfidare i propri limiti fisici e mentali per raggiungere Faenza e quindi una nuova dimensione spirituale. Siamo lì, sotto le stelle, chi seguiti da parenti e amici, chi da solo, illuminati dalle nostre lampade frontali,
come una scia luminosa che indica a chi guarda dall’alto, la strada per il successo. L’effetto nel buio è suggestivo, e km dopo km le lucciole podistiche avanzano, lentamente ma sempre e inesorabilmente verso Faenza.
Io sto benissimo, il gioco di squadra con Federica è perfetto, nonostante lei sia al debutto come staff, si
dimostra abilissima e sempre pronta a regalarmi la parola giusta per incoraggiarmi.

Sfruttando bene i ristori, il mio ritmo non cala, anzi migliora e i km passano pure abbastanza rapidamente, anche
se di correre proprio non se ne parla: ci provo ma le gambe mi fanno capire che devo accontentarmi e godermi in
ogni caso il buon tempo che sto realizzando.
Accetto il verdetto del campo e mi ripeto continuamente il mantra “camminata produttiva” e “sii una carogna”: anche se cammino metto il medesimo impegno come stessi correndo.

Inizio a superare molti concorrenti ormai stremati, vengo superato da molti altri più allenati cui do un
incitamento per raggiungere il traguardo sempre più vicino.

 

Di quando mi sono goduto il traguardo

Finalmente al 95 esimo km Federica può raggiungere i miei genitori in piazza del Popolo a Faenza per attendere il
mio arrivo, mentre io, dopo aver rifornito all’ultimo punto di ristoro, decido di rallentare un pelino,
decontraendo l’azione allo scopo di iniziare già il recupero post gara e godermi il mio terzo traguardo del
Passatore.
Quest’ultimo tratto me lo voglio proprio godere al massimo: pensando che a febbraio pesavo 80kg sto per fare un
gran tempo, pensando alle prossime ultra, ho imparato tantissimo sull’uso della camminata veloce, utile su queste distanze “estreme” per non usurare troppo mente e corpo.

Anche questo mi sarà utile nella mia carriera (speriamo…) di istruttore FIDAL, penso…penso penso e intanto
supero il cartello del km 99 ci sono!
L’arrivo a Faenza in 12h24 minuti mi pone al 452 posto su quasi 2000 finisher, ma il premio più bello è trovare
Federica al traguardo e soprattutto l’abbraccio di mio papà, il primo tifoso.

Da lì in poi il rituale è lo stesso: cappuccino nel bar della piazza, soprattutto godersi la sensazione di vittoria
già sperimentata nel 2013/2014 e un appuntamento silenzioso: Brigante arrivederci al 2017!


Questo racconto è dedicato alla memoria di Martino Lusetti (1942-1981), alpinista e sportivo, sopravvissuto 16 anni
al linfoma di Hodgkin, mai domo nella passione sportiva fino all’ultimo giorno: Zio grazie per proteggere da 16 anni ogni mia corsa, questo traguardo è per te!